ASSOCIAZIONE "AMICI DI PITINO"

- DETTI POPOLARI -

 

15-04-07

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Sul conto delle donne di Pitino si udiva un blasone che le derideva per la loro sbadataggine e per la ghiottoneria di pinoli che si trovavano in abbondanza alle spalle del vecchio castello

 

Le donne de Pitì

Va per l’acqua co’ lu crì

Co’ na smalla de pienotti

Va magnènno come porci

 

Era proverbiale anche l’arretratezza delle donne di Pitino e in proposito si racconta questo aneddoto: una pitinara andò una volta a San Severino e si recò da una sarta per farsi confezionare un bel vestito. La sarta chiese alla contadina come lo voleva e questa rispose che lo desiderava con le pieghe in entrambi i lati e il risvolto sulle maniche, sul davanti una fila di bottoni non di seguito ma distanziati l’uno dall’altro. La giustificazione a tante richieste ea quella che a Pitino c’era un ca’ lursu, cioè un grande lusso e non una sconosciuta razza canina.

-       commà come lu voli ssu vistit?

-       Io lu vuria tuttu scannellatu,

co’ un cannò de qua e de là.

Co’ u riverbero su le mà,

co’ ‘na fila de vuttù,

ma no’ bottò-bottò,

ma bottò spetta mmoccò,

perché a Piti c’è un ca’ lursu!

 

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Si veda R. Paciaroni, Sanseverino nella letteratura popolare, San Severino M., Comune di San Severino Marche, 1998, pp 35-40
 

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Ultimo aggiornamento:  19-06-06