ASSOCIAZIONE "AMICI DI PITINO"

- DETTI POPOLARI -

 

06-05-06

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Durante la sua secolare esistenza il castello di Pitino attraversò momenti terribili durante i quali corse il rischio di venire più volte completamente distrutto. In particolare tra il 1199 al 1426 fu un susseguirsi ininterrotto di guerre, assedi devastazioni; i comuni di Camerino, Tolentino Treia e San Severino a lungo se ne disputarono il dominio con le rami. Un antico aneddoto narra di un episodio avvenuto proprio durante il Medio Evo quando il castello, conteso dagli eserciti dei paesi vicini, si vide costretto a sostenere un duro assedio. Gli assedianti erano pronti a sferrare l’attacco finale da un momento all’altro. I pochi difensori del castello guardavano impotenti dalle torri e dalle saettiere il massiccio spiegamento di forze contro cui nulla avrebbero potuto le loro balestre, quando improvvisamente qualcuno della guarnigione ebbe un’idea geniale.furono tirate fuori dalle capaci cantine del castello tutte le botti di vino che vi erano e subito vuotate. Al posto del rosso e del bianchello furono messi sassi e pesanti pietre. Le botti così riempite vennero poste fuori delle mura in bilico sull’orlo della ripida china che circondava la cinta castella na e vennero legate insieme con una robusta fune. Quando i soldati assedianti cominciarono a inerpicarsi lungo la scarpata per dare l’assalto al castello la fune fu tagliata di colpo e le botti  precipitarono fragorosamente sugli assalitori che vennero sommersi dalla valanga di sassi e pietre provocando una strage. Da allora ebbe origine il blasone

 

 

Tente rèta

Che Pitì è carcu de pietra!

 

Vuole la leggenda che uno dei tanti capitani di ventura venuto a guerreggiare contro San Severino dopo aver visto la mole massiccia del castello di Pitino, lo svettante mastio di Aliforni e le minacciose mura di Serralta abbia esclamato:

Pitì non me ‘ pitina,

Serarda non me ‘sèra

Liforni non me ‘nforna

 

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Si veda R. Paciaroni, Sanseverino nella letteratura popolare, San Severino M., Comune di San Severino Marche, 1998, pp 35-40
 

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Ultimo aggiornamento:  06-05-06